È giunto il momento delle feste, presto sarà Natale. Come sempre non mi sono accorto di nulla, tanto che non ho avuto nemmeno tempo o voglia di pensare a quella sorta di prurito fastidioso che mi causa questa ricorrenza.
Non percepisco più questo tipo di artificialità, ragiono sulla fiducia nelle persone e sono in preda ad un relativismo nichilistico di fondo su cui devo ancora prendere una decisione.
Al diavolo, facciamola breve: sono troppo complicato.
Sta di fatto che è giunta l’ora del famigerato «Post sotto l’Albero 2009», una fortunatissima tradizione lanciata da quel geniaccio del Sir (Squonk). Quest’anno anche io ho fornito il mio contributo, nel senso che potete trovare il mio post a pagina 54 del pdf. Scaricatelo, che all’interno ci sono i pensieri e gli scritti di molti blogger – prima di tutto persone – interessanti, soprattutto se li leggi.
Come spiega il Sir, siamo quelli che scrivono più di 140 caratteri, e sembriamo una setta di massoni ottocenteschi: insomma, siamo diventati vintage in sei anni. L’impaginazione è rustica, dal sapore antico, un po’ incerta e con qualche refuso, ma è unica nel suo genere. C’è dentro quel gusto di vissuto che allieterà le vostre permanenze nel bagno di casa o le fredde serate invernali, mentre sgranocchierete noccioline e farete indigestione di pandoro con la crema.
Ogni autore del Post sotto l’Albero racconta un pezzo di sé, facendovi riannusare il tanto agognato Spirito natalizio. Quello che non ho più da quella notte di Natale in cui rimasi solo in mezzo alla neve fino alle 3 di notte, in silenzio, a guardare la Luna piena e a farmi domande a cui nemmeno il Futuro saprebbe rispondermi.

Fa sempre meno notizia, ma non per questo meno morti. In 27 anni, l’AIDS ha contagiato sessanta milioni di persone e ne ha uccise ben venticinque milioni. Si parla del bilancio del virus più letale della storia recente dell’uomo. Altro che influenza suina: a proposito, non vaccinatevi.
Come l’anno scorso, l’anno prima e via dicendo, mi sento di scrivere ma soprattutto ricordare che l’1 dicembre è il World AIDS Day. Non si festeggia niente, ma più semplicemente è un giorno importante in cui si dovrebbe informare con più decisione, spiegando soprattutto ai più giovani che l’AIDS non riguarda soltanto gli altri.
Succede che negli anni ’80, dopo il primo caso stimato nel 1981, la malattia viene vista come roba “da froci”. Negli anni ’90, nonostante i numerosi casi negli etero, rimane sempre “roba da froci”. E oggi, sempre secondo l’opinione pubblica e la gente comune, il virus dell’HIV riguarderebbe soltanto i gay. Ma non è così, come spiega il mio caro amico Gatto Nero in questo ironico (ma serio) speech presentato “all’Erotic Camp Hard” durante la BlogFest: a differenza di quanto si creda infatti, la maggior parte dei malati o dei sieropositivi è etero. Guardate il filmato, perché sicuramente non eravate a conoscenza dei dati presentati.
Se nei paesi occidentali, grazie alle cure moderne, la speranza di vita di un sieropositivo si allunga di qualche decennio, così non avviene nel continente africano, luogo in cui c’è ancora un’ecatombe di morti. Spesso bambini. Come se non bastasse, 1 italiano su 4 non sa di essere sieropositivo (se ne infetta 1 ogni 2 ore): disinformazione, comportamenti a rischio e menefreghismo verso il prossimo le principali cause. Tanto succede sempre agli altri, no?
Fate il test. Donne, datela via, ma usate la testa. E voi maschietti usatelo. Ma usate anche il preservativo. Mettetevelo, dannazione.
Non vale la pena rischiare la vita per quei vostri simpatici due minuti di gloria: è meglio venire prima, piuttosto che morire dopo.
PS: la mia amica Markettara vi invita tutti all’evento per la lotta contro l’AIDS; giovedì 3 a Milano, decine di persone entreranno simbolicamente in un megapreservativo per far sì che sempre più persone prendano coscienza di questo grave problema sociale ed umanitario.