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Alessandro Gilioli spiega in modo chiaro cosa potrebbe accadere e quali scenari possibili abbiamo di fronte se passasse più o meno in fretta la cosiddetta legge salva-premier. Purtroppo per noi, certi scenari risulterebbero davvero agghiaccianti.
links for 2009-11-25
novembre 25th, 2009 § 0
La generazione boomerang
novembre 17th, 2009 § 11
Per certi versi parlare di “Generazione 1000 euro” ha fatto sì che i più dessero per scontato un paio di elementi che tali non sono, cioé il lavoro e lo stipendio. Gran parte dell’opinione pubblica si è infatti convinta e ci ha convinto che bene o male un lavoro si trovi e che uno stipendio medio si aggiri attorno ai famigerati 1.000€. Ovviamente non è così. Un giovane italiano oggi è costretto a cavarsela passando attraverso stage, contratti a progetto, contratti a tempo determinato e finita lì. Tutti a casa.
L’azienda per cui si ha lavorato sarà più che soddisfatta, perché avrà raggiunto due scopi (1- smazzare del lavoro palloso sfruttando qualcuno da non pagare o sottopagare e 2- ottenere detrazioni fiscali), tu forse mezzo (3 righe in più sul curriculum, giusto quelle che mancavano per rendere l’impaginazione più uniforme ed accattivante).
Non solo crisi economica. Se non ci fossero i genitori, cioé il vero ed unico ammortizzatore sociale italiano, noi simpatici giovanotti saremmo per strada. Sì perché i veri bersagli della crisi e di questa Italia sono i giovani, cioé i più socialmente ed economicamente deboli*.
La logica purtroppo vuole che le aziende in difficoltà non si limitino a licenziare il peggiore, il meno valido o il meno produttivo. Piuttosto licenziano quello che costa meno, cioé l’ultimo arrivato. Indovinate chi è.
Personalmente nutro sempre più speranze nell’Europa e nelle politiche imposte a livello comunitario, quelle che arriveranno cedendo sempre più parti di sovranità e a cui questo governo continuerà ad opporsi con sempre più veemenza. È pressoché inutile sperare che in questo paese possa cambiare qualcosa, che qualcuno si metta a fare politica e a riformare; con una popolazione come la nostra, così disinformata, totalmente disinsteressata ai significati di democrazia, società civile e a digiuno di civiltà, è praticamente impossibile costruirsi un futuro o più semplicemente una vita normale.
Il peggio è sempre made in Italy. Guardando fuori dall’Italia la situazione non è di certo rosea. La crisi c’è e si sente eccome, nonostante i proclami quotidiani del governo italiano. In Europa infatti il 20% dei giovani non ha un lavoro. Tradotto in cifre, significa che ben 5 milioni di giovani europei sotto i 24 anni non hanno un’occupazione, cioé un milione in più rispetto all’anno scorso. In Italia però la situazione è ancora più grave: 1 ventiquattrenne su 5 non studia e non lavora. Per capire la portata del problema, peggio di noi stanno soltanto i nostri coetanei rumeni e bulgari.
La cosa triste è che anche chi riesce ad arrivare a 700€ o 1000€ al mese di stipendio e vive in una città come Milano dove mediamente un affitto costa 700€ al mese, non ce la fa. Ed eccola qui la generazione boomerang, cioé quella di coloro che si arrendono e tornano a casa dai genitori, il solo ed unico ammortizzatore sociale.
Bamboccioni forever. Perché si esce di casa sempre più tardi, quando va bene? Partiamo dal principio. Se negli anni 80 in Italia i trentenni che vivevano ancora coi genitori erano solo il 15%, oggi sono arrivati circa al 50%. E le famiglie non sono poi così contente di non svezzare mai i propri figli.
Sfortunatamente non si esce di casa solo perché il costo della vita è troppo elevato o il mercato del lavoro è chiuso, ma anche perché si è fermato il cosiddetto ascensore sociale. I sondaggi raccontano che ben il 50% dei cinquantenni di oggi ha migliorato la propria condizione economica ed il proprio status rispetto ai genitori, mentre solo il 6% dei giovani ritiene di poter migliorare la propria. Uno su cinque è invece sicuro che starà peggio (e probabilmente non vota Berlusconi). Il brutto di questa crisi economica infatti è che milioni di giovani o di giovani coppie stanno perdendo la propria casa, e non potendola più pagare scappano dai genitori: “andiamo ad abitare dai tuoi o dai miei, tesoro?” La risposta è tragica, perché nel 99% dei casi si torna a casa da falliti o da sconfitti.
Questa casa non è un albergo. Se fino a poco tempo fa l’ostacolo principale per l’indipendenza era potersi permettere l’affitto o l’acquisto di una casa, oggi non sono più soltanto questi i due problemi principali. Perché trovare un lavoro pagato in modo decente risulta praticamente impossibile. Se in Svezia la maggior parte dei giovani sopra i 25 anni ha superato abbondantemente i 1000€ di stipendio al mese, in Italia è già tanto se un giovane ha un lavoro, ha finito di studiare o non guarda il grande fratello.
Quindi quali sono i motivi che rendono così difficile comprare casa? Il costo della vita, il lavoro, ma anche la totale assenza di politiche giovanili o a favore degli strati sociali più svantaggiati. Per noi infatti “housing sociale” significa far ascoltare musica house a più gente possibile, cosa che mi va anche bene, ma alla lunga non fa ridere. Il piano casa made in Italy altro non è che propaganda mediatica finalizzata a far intascare soldi ai soliti noti, cementificando indiscriminatamente. Ma soprattutto, che fine ha fatto? Non ci sono incentivi per uscire di casa, non esistono supporti concreti per le coppie giovani, se volete però c’è il contributo per il decoder digitale terrestre. Con più televisioni per ogni famiglia, il rimbecillimento sarà totale.
Tornando a noi, le conseguenze non sono soltanto misurabili in bamboccioni o in maschi italiani mammoni, ma riguardano anche la bassissima natalità italiana. Cari destrorsi e cari fascistoni, voi che ripudiate i meticci e che spesso professate l’odio tra razze, come mai non parlate più di giustizia sociale? Vi siete mai chiesti i motivi per cui gli italiani non fanno più figli? E qualcuno si è mai chiesto perché a Milano di milanesi ce ne saranno si e no dieci? E perché nessuno pensa ai bambini (cit.)?
Cosa fare? Intanto non abbassare i pantaloni. Mettiamo subito in chiaro una cosa: resistance is not futile. Accanto ai doveri ci sono anche e soprattutto i propri diritti, che bisogna conoscere.
Chi è arrivato fin qui a leggere saprà benissimo che un paese caratterizzato da un mercato del lavoro fondato sullo stage è al capolinea. Per un giovane infatti lo stipendio si chiama “rimborso spese”. Tanto per farvi capire il concetto, in Italia solo 1 stage su 10 si trasforma in lavoro vero e proprio. Peraltro a progetto. Ecco svelato come si diventa precari; da stagisti a tempo indeterminato si diventa lavoratori a progetto, cioé precari. Niente ferie, niente malattie, pochi diritti e testa bassa. Con le famiglie che si trasformano controvoglia in ammortizzatori sociali.
Ragazzi, rifiutate gli stage non retribuiti. Dite di no perfavore; ripetete con me, «NO». Fatelo per tutti i vostri coetanei, ma soprattutto per voi stessi. Usate la testa; non dovete avallare il signoraggio moderno legalizzato. In Italia non vengono inflitte sanzioni, la corruzione dilaga e i controlli esistono solo nella testa di Brunetta: perché le aziende possono servirsi di forza lavoro gratuita? Certo, se vi piace rimettere soldi allora benvenuti. Ma non lamentatevi se dopo il periodo del finto stage vi lasceranno a casa chiamando qualcun altro con le stesse modalità. E non vale nemmeno la regola del “è il lavoro più bello del mondo, è proprio quello che vorrei fare”. Perché se oggi non ti pagano, domani dovrebbero pagarti?
La verità è che le aziende che offrono i cosiddetti stage non retribuiti, andrebbero segnalate (secondo la “Repubblica degli Stagisti“, solo una divisione provinciale su 10 svolge controlli effettivi sulle aziende) e sanzionate. Capisco che molti abbiano paura, essendo costantemente immersi in uno status di debolezza economica e sociale, ma cari ragazzi miei…vi va così bene rimanere in un contesto di “formazione a vita”? Nella stragrande maggioranza dei casi, si è fin troppo formati per l’offerta italiana. Certo, è bello sentirsi dire che a 35 anni si è ancora tanto giovani, ma un paese che di fatto legalizza l’essere bamboccioni a carico della famiglia per cancellare il futuro di diverse generazioni non è morto. È semplicemente inutile.
In ritardo e confusi. Molti di noi (io in primis) avranno sentito l’impulso di andarsene all’estero. Perché in Italia le opportunità stanno a zero e non si ha niente da perdere. Abbiamo però un paio di svantaggi in più rispetto ai nostri pari età del vecchio continente. Uno è caratteriale, e riguarda la tendenza a non mollare il nulla cosmico in cui viviamo. Anche se a freddo ci si rende conto di non perdere effettivamente ed affettivamente nulla (non so se vi siete accorti, ma negli ultimi due secoli i concetti di tempo e spazio si sono un attimino ridefiniti), preferiamo rimanere nel buco nero in cui viviamo, ed è un atteggiamento figlio della cultura cattolica che tutti abbiamo ricevuto. Che lo volessimo o meno.
Poi c’è un aspetto negativo legato alla nostra formazione. Grazie alla riforma universitaria del 3+2, noi baldi giovinotti italiani siamo in generale ritardo rispetto ai coetanei europei; le nostre università sono spesso troppo dispersive, non aiutano a capire, a crearsi un percorso coerente con il mondo del lavoro. Si tratta di un andare alla deriva imbarazzante, dove solo chi ha coraggio, volontà e voglia di sperare ancora in qualcosa, arriva in fondo al percorso. Trovatemi però un giovane (che non faccia medicina o giurisprudenza, anche se in acuni casi non vale nemmeno per queste facoltà) laureato appena uscito dall’università che abbia le idee chiare su cosa farà da grande (siamo anche poco adattabili, a quanto pare).
Riformiamo sto “mercato del lavoro!”. In Italia la metà di coloro che fanno l’architetto, il notaio o il farmacista, sono figli di architetti, notai e farmacisti. Nell’Italia di oggi, chi nasce ricco rimane ricco, chi nasce povero, difficilmente diventerà benestante. A meno di sposarsi con un ricco, come qualcuno consigliava. C’è da dire che sicuramente farà il precario a meno di 1000€ al mese: finalmente una certezza.
Tutto questo non è sicuramente normale, ma voglio confessarvi che in questa nazione il concetto di normalità è stato stravolto ormai da troppo tempo. Proprio perché il “non stupirsi più per nulla” è un luogo comune, non ci stupiamo più di niente. Per assurdo certe aziende potrebbero chiedervi dei soldi per fare uno stage o lavorare, ma trovereste senza dubbio qualcuno che parlerebbe di “gavetta” sana e giusta.
Inoltre, se sentite parlare oggi qualsiasi politico, vi riferirà capziosamente che per aiutare i giovani “servono regole” e che bisogna “combattere la disoccupazione” (per inciso, secondo alcuni esponenti del pdl, la precarietà “deve essere a tempo determinato”; stendiamo un velo pietoso). Tutto molto bello, ma cosa significa? Anche a me piacerebbe che ci fosse la pace nel mondo. Insomma, il “come” viene tenuto nascosto e dimenticato: servono regole? Sì, ma quali? Servono leggi? Scriviamole e facciamole rispettare. Vuoi combattere la disoccupazione? Sì, ma come?
Col Lodo Alfano.
“O famo strano”. Lo sanno tutti che servirebbero interventi forti, pesanti come dei moloch. Politici, sociali ed economici. Magari di sinistra, se la sinistra non fosse impegnata a decidere quale sia la sinistra. Perché dico questo? Perché le questioni non sono solo il lavoro e lo stipendio oggi, ma anche la pensione domani. In altre parole noi giovani, sempre relegati ai margini, mai valorizzati e volutamente assegnati ad incarichi che presuppongano poca responsabilità, non avremo una pensione. Ebbene sì, non avremo una pensione, ma con quei due soldi che guadagnamo paghiamo le tasse e le pensioni degli anziani di oggi. E dei nostri genitori tra qualche anno. Lo so, siete cocciuti e vi serve un esempio; la nostra posizione previdenziale è paragonabile al cervello di Gasparri: non esiste, così come il vuoto pneumatico.
Non fatevi fregare da chi usa parole come flessibilità, paragonandola ad un valore. C’è gente in questo governo (ma non solo purtroppo) che oltre alla canonica propaganda per sottosviluppati di regime, vende questi concetti come fondamentali per rilanciare imprese e mercato del lavoro. Oh sì, sicuro: peccato che in Italia flessibilità voglia dire precarietà a vita, che di fatto è una non-vita. Non è possibile vivere o essere liberi senza poter progettare la propria esistenza dall’oggi al domani.
Welfare e ammortizzatori sociali, no grazie. A differenza degli altri cittadini europei, non possiamo usufruire di alcun aiuto di Stato, ammortizzatore sociale o servizio derivato dal cosiddetto welfare state. I telegiornali di regime del belpaese, dove non esiste più libertà di informazione, parlano di aria fritta, botte e risposte tra politici dettate dall’alto, come si veste Michelle Obama, dei comunisti che mangiano i bambini e degli extracomunitari che sono cattivi, puzzano e stuprano le nostre donne. Propaganda insomma, quella che negli anni 20 andava di moda in Germania. Delle centinaia di aziende che chiudono, delle migliaia che ricorrono alla cassa integrazione, dei milioni di lavoratori senza lavoro, dei milioni di precari, dei giovani e della totale assenza di misure contro la crisi per rilanciare il mercato del lavoro, fare uscire di casa i giovani, eccetera eccetera, sembra non interessare a nessuno.
Ma niente paura: noi siamo la generazione boomerang, quella nostalgica che prima o poi ritorna. E se non ritorniamo, per forza di cose qualcosa ci raggiunge, ma sempre nel posto sbagliato.
Fortuna che ora per noi precari arriverà in soccorso il ddl sul processo breve. Non vedo l’ora di prescrivermi per legge.
[* in merito consiglio la lettura di questo libro scritto dall'amico di blog Federico Mello]
«Slide me»: i primi mesi con l’iPhone 3GS
novembre 13th, 2009 § 2
Ne è passato tanto di tempo da quando uscì il primo e un po’ scalcinato iPhone 2G. All’epoca infatti ci andai giù pesante, seppur riconoscendo il cambiamento rivoluzionario della concezione e della definizione di “telefono”.
In due anni però si sa quanto possa cambiare un device come l’iPhone, tanto che ora siamo alla versione 3Gs. Essendo io un discreto appassionato di tecnologia e gingilli elettronici, ma non avendone fino ad ora poseduti molti, ho sempre optato (forzatamente, ok) sullo smanettamento compulsivo dei telefoni altrui: in pratica jailbreakkavo le tasche degli amici consumando le dita sui loro iPhone, fino al luglio di quest’anno (il 23 per essere precisi), quando cioé il parentado ha deciso di regalarmi per la laurea magistrale un iPhone 3Gs da 16GB, presupponendo che il mio autismo sarebbe diventato direttamente proporzionale alle ore di uso del suddetto oggetto.
Quello che segue è quindi un post senza troppe pretese, che racconta il mio primo piccolo bilancio come fortunato possessore di iPhone. Non aspettatevi un post troppo tecnico o scritto in nerdese; questo sporco lavoro (per ora) lo lascio ad altri. Insomma questo pezzo sta ad una recensione tecnica come Berlinguer sta a Natta. Che non è bello da dire, ma rende piuttosto bene l’idea.
Più facile che votare PD. Tranquillizzatevi: passare dal mio vecchio e fidatissimo Nokia 6630 (non l’ho ancora rottamato; è sempre acceso e va come un trattore) ad un iPhone è stato semplicissimo, proprio perché usare le proprie dita per accedere alle varie funzionalità o alle applicazioni installate è davvero intuitivo ed elementare. È soltanto fruendolo in prima persona per qualche ora, per qualche giorno o per quanto vi pare, che ci si rende conto dell’esperienza sensoriale che ci sta dietro: a Cupertino sono bravini in queste cose, si sa. Non c’è da navigare in arcaici menù, non bisogna dedurre impostazioni da ricercare: è tutto lì a portata, ma soprattutto è tutto decisamente più veloce. Specialmente per uno che ha sempre avuto Symbian.
Le mie valutazioni. Apro una parentesi: nelle mie ultime valutazioni su un ipotetico telefono che avrei comprato, oltre a ricercare modelli che mi permettessero di accedere ad internet facilmente, navigare in mobilità in modo chiaro e veloce, ero stato attento anche alla facilità di uso, intesa come “non mi devo rompere le scatole ad aspettare troppo per caricare un programmino e non devo perdere la vista per controllare la posta”. Essendo stato da sempre un cliente Nokia, ho però dovuto riconoscere che persino negli ultimi telefoni sembra non sia cambiato niente: il sistema è sempre lo stesso, solo con più colori e un filino più veloce. È che di anni ne sono passati quasi 10 e acquistare un telefono che ancora mi avrebbe permesso di navigare poco e malino, sarebbe stato sciocco. Insomma da Nokia ci si aspetta altro, vedremo.
Il piacere di sfruttarlo senza paura. Uno dei piaceri degli smanettoni è installare, testare, provare e riempire di roba il proprio telefono. Per certi versi nemmeno su Mac Os X è così veloce e facile installare un applicazione. Basti pensare alle modalità: tap su App Store, selezione dell’applicazione e via, fa tutto da solo in pochi istanti. Poi ritocchi sull’applicazione e parte subito, senza crash o strani caricamenti; senza contare il fatto che per uscire da un programma basta premere l’unico tastone centrale presente sul telefono.
Non è neanche vero che bisogna per forza di cose sperperare decine di euro in applicazioni: personalmente ho 8 pagine tra giochi e applicazioni (io però sono esagerato, roba che tra un po’ dovrò comprarmi un altro iPhone per avere altre schermate), e non ne ho pagata nemmeno una, perché non è necessario. Più avanti parlerò anche di questo aspetto. Col mega display di cui è dotato l’iPhone poi, navigare in rete risulta un’esperienza molto vicina all’uso di un pc normale, e non è mica poco. Il browser, una specie di Safari, è veloce, soprattutto ora che esistono moltissimi siti ottimizzati per iPhone; il sistema operativo del telefono di fatto non si vede ed è per questo che il protagonista è il contenuto: niente barre di scorrimento e un fantastico modo di zoomare in qualsiasi punto del telefono. Idem la scrittura: prima di usarlo ero un po’ titubante, vista la dimensione dei tastini, ma sul 3Gs i difetti rimasti sono davvero pochi. Ora poi c’è il copia incolla, anche se è da perfezionare (su alcuni siti non funziona benissimo), e il gps è davvero la ciliegina sulla torta, nonostante il sistema di navigazione di Google non sia di fatto…un sistema di navigazione; più che altro aiuta a raccapezzarvi se vi siete persi. Se poi avete voglia di acquistarvi l’applicazione tomtom (che però, ahinoi costa un bel po’), non avrete più bisogno del navigatore.
I difetti più evidenti: la batteria. Partiamo da quello più noto, che anche vostra madre (l’equivalente della casalinga di Voghera tecnologicamente parlando), cioé colei che ha da poco imparato a scorrere la rubrica, a farvi “uno squillino” (…che sia uno!), o a scrivere un sms sul vostro vecchio Nokia che non usate dall’ultima volta che hanno suonato insieme le Spice Girls, verrà facile notare che non è possibile vivere con l’incubo dell’avere sempre con sé il carica-batterie. Caro Steve, voi della Apple siete famosi per la lunga durata delle batterie dei vostri laptop, perché quindi quella del vostro telefono dura così poche ore? Perché poi me la sigillate senza potermene fare comprare una di riserva? Va bene, se usato moderatamente – manco fosse un superalcolico – si arriva anche a quasi tre giorni di durata (ebbene sì, io ce l’ho fatta), ma se solo navigate, controllate mail, utilizzate qualche applicazione ogni tanto, arrivate alla sera del primo giorno che siete sotto il 10% (consiglio di attivare l’indicatore della percentuale di carica da Impostazioni > Utilizzo > Percentuale Batteria). Certo, da quello che ho intuito sentendo le opinioni dei possessori di iPhone 3G, le prestazioni della batteria del 3Gs sono comunque migliorate, ma dalla Mela ci si aspetta sempre di più.
È vero, scegliendo di mantenere sempre abilitato il segnale 3G si consuma più energia, ma è necessario per collegarsi alla rete, usare determinate applicazioni e controllare le mail (specialmente se le avete in push). Intendiamoci, se non passate ore a giocare, a guardare video o a fare foto, circa due giorni senza caricare la batteria potete anche farli; se solo però utilizzate la rete 3G (o Edge, dipende dal vostro operatore) frequentemente, compratevi un carica batterie da macchina o munitevi di appositi caricatori portatili.
I difetti più evidenti: non supporta flash. Farei volentieri a meno di avere a che fare con siti costruiti interamente in flash, lenti e pesanti, ma ce ne sono ancora molti che lo richiedono o che utilizzano flash per delle intro che con l’iPhone non possono nemmeno essere skippate. D’altra parte esistono anche molti siti o servizi che integrano flash in modo funzionale in alcune loro parti; basti pensare ai player audio o video o a siti che mostrano gallerie di immagini dinamiche (ad esempio Flickr). Alcuni di questi hanno risolto il problema progettando una versione del proprio sito per iPhone o fornendo un’applicazione apposita per gestire via mobile determinate funzionalità. E va anche bene, ma non è logico riempirsi il telfono di singole applicazioni per vedere singoli siti web. In altre parole, senza il supporto a flash ci viene di fatto negato a monte l’accesso a molti contenuti, perché non è detto che io i video li guardi solo su Youtube. Sono del parere che flash, a piccole ed oculate dosi, sia utile.
Piccoli accorgimenti. Oltre ad alcune mancanze, sono da segnalare altri dettagli più o meno importanti che dovrebbero essere implementati. Per esempio il copia e incolla sembra ora funzionare abbastanza bene. Bisogna però dire che con alcuni siti ancora non è il massimo (esempio: FriendFeed). Un’altro aspetto da migliorare è la gestione degli sms: non esiste un contacaratteri, quindi non è possibile sapere se si è sforato o meno il limite di un sms.
Se vogliamo proprio fare i pignoli, la fotocamera da 3.2 megapixel non è il massimo; di giorno e grazie alle più note applicazioni per fare foto, si ottengono risultati decenti (a patto di stare immobili), la sera è un disastro. Faccio parte però della categoria di coloro che ritengono che le foto sia meglio farle con una macchina fotografica. Il telefono in teoria servirebbe ad altro, quindi non la sento come una grave mancanza. C’è poi una problematica legata alla sveglia, se così vogliamo chiamarla: una volta impostata non va spento il telefono, altrimenti non suona; probabilmente è un’abitudine mia, ma di notte il mio telefono è spento.
Ce n’è per tutti i gusti. Per chiudere il capitolo dei difetti, giusto per fare la parte di quello equilibrato, veniamo al capitolo “sistema chiuso”/”no applicazioni di terze parti”. Ecco, non è più tanto vero neanche questo. Ci sono migliaia di applicazioni per ogni tipo di uso e, sì, vengono approvate da Apple, ma vanno a completare ottimamente un telefono che è probabilmente uno dei device più personalizzabili sul mercato. A meno che sentiate la mancanza di cover intercambiabili, ma in quel caso non sareste mai arrivati a leggere questo post. Ovviamente, se non resistete alla voglia di taroccare ad ogni costo il telefono, ottenendo gratuitamente anche le applicazioni a pagamento o scaricando software di terze parti, potete sbloccarlo facendo il cosiddetto jailbreak, installando Cydia o quello che vi pare. Liberi di farlo, ma valutate anche gli svantaggi; se volete un consiglio, ad oggi non esiste alcuna applicazione a pagamento per cui valga la pena di fare il jailbreak dell’iPhone. Presto pubblicherò un post in cui parlerò delle applicazioni più utili o consigliate con cui mi interfaccio quotidianamente, e ovviamente sono tutte free.
iPhone for dummies. Se mi chiedessero di consigliare l’iPhone, lo farei senza problema. È uno strumento che porta con sé un’enorme parte del web e innumerevoli potenzialità per comunicare, informarsi, confrontarsi e chi più ne ha più ne metta. Ripeto, esiste un’applicazione per ogni esigenza, ed è questa la vera rivoluzione nella personalizzazione dei modi di fruire, consumare o comunicare. Non fraintendetemi, non voglio fare ulteriore pubblicità a questo telefono, ma è grazie a lui se accedo ad Internet e a tutti i maggiori servizi di cui mi servo rapidamente, come se fossi davanti ad un computer normale. La comodità di navigazione che offre lo schermo, il sistema operativo che di fatto non si sente ma è sempre presente e la velocità d’uso, sono elementi che da soli riservano diverse soddisfazioni (in termini d’uso, sia chiaro).
Sicuramente qualcuno storcerà il naso, pensando che navigare con un gingillo simile costerà tanto. Ma l’errore è a monte: non bisogna pensare ad una navigazione flat con un telefono, almeno ad oggi (viste le telco che ci troviamo e visto il disinteresse delle masse verso un consumo più attivo e critico). Per questo, dopo aver valutato le offerte di tutti gli operatori italiani, ho sottoscrito l’offerta Naviga 3 – 7 giorni della Tre che mi offre 100MB di traffico internet al giorno al costo di 3€ la settimana (per prepagati). Mi trovo bene (la copertura 3G di Tre è buona), anche perché bisogna davvero impegnarsi per superare 100MB di traffico giornaliero con un iPhone; se dovete scaricare film, è meglio farlo con un computer, no?
Questo per dire che con l’iPhone navigo, mando mail, leggo i quotidiani di tutto il mondo, ascolto musica, comando iTunes via wi-fi o i miei computer in remoto; scrivo note sincronizzandole sul mac, gioco, carico file, apro documenti e chi più ne ha più ne metta.
I più attenti si saranno accorti di un elemento di cui non ho parlato. Intendo dire che con l’iPhone una delle cose che faccio meno è telefonare. Non c’è niente da fare, quando lo guardo nell’occhio tutto mi viene in mente fuorché utilizzarlo per chiamare qualcuno. Piuttosto mi collego ad internet e lo contatto in altri modi. Ma è probabile che sia una pratica brianzola dalle braccine corte.
Perché l’iPhone non costa poco, ma nemmeno le ricariche.
I wanna go home
novembre 13th, 2009 § 0
Un paradosso. Anzi no, un paradosso che diventa metafora.
Insomma una cosa complicata, come quelle che piacciono a me. Parole su cui pensare, riflettere e far partire sinapsi pindariche che ti portano chissà dove. Parlo del titolo ovviamente.
…Sono tornato. Ufficialmente, lo giuro. E adesso la smetto anche di buttare giù periodi frammentati. Promesso. È che me lo voglio ripetere ancora una volta, “sono tornato a scrivere”: così mi convinco. In questi mesi sono successe un po’ di cose, si sono mosse certe acque e ho persino cambiato taglio di capelli. Il tizio che sta sotto però è sempre lo stesso, solo un po’ più sconsolato e disinnamorato del belpaese: prostitute, trans, corruzione, razzismo diffuso, lodi vari, scudi fiscali, sottosegretari indagati per camorra o mafia, servi del padrone disposti raccontare le balle più turpi ovunque e da 15 anni a questa parte, libertà di informazione totalmente scomparsa e paese completamente in ginocchio. C’è poco da stare allegri, gente.
Siamo l’unica nazione d’Occidente che non ha prodotto misure ufficiali contro la crisi economica mondiale: centinaia di aziende chiudono, licenziano, ricorrono alla cassa integrazione e nessuno ne parla, ma la priorità rimane una. Una riprodotta in varie forme, a seconda dell’emergenza del momento, ma con lo stesso fine. Prescrivere e depenalizzare, in altre parole “salvarsi le chiappe ad ogni costo”. Un’amnistia mascherata con altre parole, ma del resto lo fanno per noi.
È successo di tutto, è accaduto tutto il peggio che potevamo concepire, ma purtroppo non è ancora finita.
Tornando a me, ho già in cantiere qualche post e in testa alcune riflessioni fatte in questo periodo. Una delle più gettonate è che l’Italia ha ormai pochissimo da offrire, specialmente per chi ancora è giovane; zero opportunità, zero stimoli, insomma…zero.
Un insieme vuoto sconsolante, un buco nero senza ritorno.
Ma non voglio anticiparvi niente, altrimenti corro il rischio di dimenticarmi cosa volessi scrivere. Ecco, mi sono dimenticato.
Comunque sia sono tornato e bene o male sono sempre lo stesso. Sto ritrovando la voglia di scrivere e parallelamente mi sono accorto di volermi riprendere quegli spazi più lenti e approfonditi. Il realtime dei social media alla lunga stufa, quindi perché non tornare alle care e vecchie abitudini degne di un caffé illuminista, dove il tempo sembra un po’ meno bastardo, per poter riflettere con più calma?
They say an End can be a Start
agosto 4th, 2009 § 7
Ebbene sì, finalmente ce l’ho fatta. In questa pausa di riflessione sono successe varie cose.
Intanto mi sono trasferito definitivamente, proprio qua. Quindi aggiornate i vostri feed reader, i vostri segnalibri, sincronizzate gli orologi e cambiatevi gli slippini.
A dirla proprio tutta, il dominio nuovo – www.blogaprogetto.com – ce l’ho da diverso tempo. È che quel vecchio gaglioffo di Napolux, da quando è diventato un imprenditore che si fa da solo (lavorativamente parlando), non ha più molto tempo da dedicare a gente senza pietà come me. Quindi per ora il progetto “theme personale ed originalissimo per il Blog a Progetto” viene messo da parte. Anche se qualche chicca grafica già la possiedo.
Detto questo, per ora ho scelto un tema sobrio, pulito e ordinato. Spero vi piaccia. Sto sistemandolo pian piano, quindi non spaventatevi se vedrete comparire elementi nuovi o se ogni tanto vedrete cose strane: è tutto sotto controllo.
Per un breve periodo pubblicherò doppi post, sia di qua che di là quindi. Ma se vorrete commentare, vi toccherà farlo nella nuova casa.
Una menzione d’onore, uno speciale ringraziamento ed una medaglia al valore vanno al paziente e sempre disponibilissimo San Andrea Beggi. Senza di lui sul dominio nuovo figurerebbe ancora la scritta “Hello, this is a new wordpress blog”. Invece ora persino chi naviga da iPhone potrà leggere il blog comodamente, grazie ad un plugin. In cambio ho dovuto farmi installare nel cervello uno script che gli permette di comandarmi a distanza, ma va bene così.
Intanto, tornando alle cose della vita, mi sono laureato. Ho finito insomma. L’8 luglio scorso Sonounprecario ha conseguito anche la Laurea Magistrale. A settembre verrà il bello: dovrò cercarmi un lavoro di quelli seri, che (si spera) mi daranno da mangiare e vivere.
Certo non vi assicuro niente. Soprattutto dopo aver fatto anche una settimana di vacanza con un personaggio come questo. Insomma, magari deciderò di emigrare e vedere che succederà, su che strade finirò.
Diciamo che fino a settembre sono in modalità mumbling: sarà un ritorno al futuro.
links for 2009-07-07
luglio 7th, 2009 § 0
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Puoi nascere in Italia, crescerci, studiare, pubblicare libri. Poi un giorno picchiano tuo padre perché è immigrato. E scopri la paura. Ecco il racconto di Randa Ghazy.
Ed ecco il paese che siamo diventati.
links for 2009-06-24
giugno 24th, 2009 § 1
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Questo è un estratto di un'intervista che sarebbe stata pubblicata nel numero successivo di Micromega in cui Curzio Maltese intervistò Indro Montanelli su Berlusconi.
Indro Montanelli, un liberale moderato, un altro personaggio che manca tantissimo a questo povero paese, ci aveva avvisato. A chiare lettere.
Purtroppo però aveva ragione: «gli italiani al futuro non credono e nemmeno al resto… Vogliono il «ghepensimi» per non pensarci loro, ma è un'illusione.»
links for 2009-06-18
giugno 18th, 2009 § 0
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Dopo aver usato come cavie viventi i sardi e i valdostani, gli alchimisti del digitale terrestre stanno infierendo sui romani e i loro vicini, con il risultato che – ad ascoltare quello che si dice nei bar o negli autobus – viene da pensare che da queste parti il mitico gradimento del Grande Leader sia destinato a scendere parecchio se non si sbrigano a sistemare i ripetitori, altro che Mills e Noemigate.
Ma aldilà dei disagi e delle incazzature – migliaia di nonnette attaccate al numero verde dall’alba al tramonto – agli alchimisti di cui sopra andrebbero forse poste in questi giorni di caos tre domandine facili facili che meriterebbero risposte altrettanto dirette.
Alessandro Gilioli se le pone, e sono 3 domande più che legittime. Che testimoniano soltanto una cosa: siamo fottuti in partenza.
links for 2009-06-16
giugno 16th, 2009 § 1
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«Un gruppo di ex partigiani ha manifestato a Calolziocorte, davanti all'azienda della famiglia del ministro, con le gigantografie del saluto fascista.
L'associazione degli ex partigiani di Lecco depositerà in procura un esposto contro il neoministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, immortalata lo scorso 5 giugno durante la festa cittadina dei carabinieri con il braccio teso, nella posa del saluto romano. Assistita dalla penalista Maria Grazia Corti, l'Anpi chiederà dunque alla magistratura se il comportamento del ministro costituisca una violazione della legge Scelba e della successiva legge Mancino che sanzionano l'apologia del fascismo.»
links for 2009-06-10
giugno 10th, 2009 § 3
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Sul blog "Italia dall'estero" in cui vengono segnalati articoli stranieri e si discute su come siamo visti nel mondo, si parla dell'ennesimo articolo-appello agli italiani. Questa volta è un giornale svizzero ad andarci pesante.
"L’etica politica è morta e sepolta in Italia? [...] È un peccato che gli italiani non si arrabbino mentre il loro paese viene ridicolizzato. Eppure l’Italia è considerata una repubblica delle banane a causa di Berlusconi, i cui affari ambigui danno un’immagine molto negativa della democrazia occidentale.
Infine, è desolante assistere allo stupore provocato presso alcuni dalla sua retorica anti-immigrati, mentre la sua assenza di visione politica è ignorata.
Gli italiani dovrebbero svegliarsi e ascoltare gli avvertimenti provenienti dall’estero. La stampa, anche quella conservatrice, sottolinea “l’inquietante impunità morale” che dilaga nella Penisola e ironizza sul fatto che “Mussolini aveva le sue Camicie nere, Berlusconi le sue ragazze pom-pom”…"

