Questa sera facevo una riflessione semplice. Pensavo alle regole, alla totale assenza di esse o di una qualsivoglia forma di trattazione dell’argomento da parte dell’opinione pubblica.
In tutto il ridicolo pasticcio causato dal pdl nelle liste delle elezioni regionali, i soggetti sono sempre gli stessi. Come sempre, nessuno si assume mai una responsabilità, che viene poi richiesta agli elettori ovviamente, e nessuno si sente minimamente colpevole.
Del resto, la personalizzazione della politica e dei fatti a prescindere, ci ha ormai condotto ad una situazione francamente imbarazzante.
Tutto questo è figlio di quella semplificazione estrema che ha plasmato gli italiani negli ultimi decenni, oggi palline da flipper in balia totale delle circostanze; veniamo ormai reputati solamente come tifosi che hanno bisogno di identificarsi in qualcuno.
Che nazione siamo, quindi?
Siamo un paese senza regole. Che esempio può dare, che messaggio può lanciare e che futuro può garantire ai più giovani o ai più piccoli, un luogo in cui chi comanda è il primo a non concepire regole, ma al più le cambia? Se c’è una regola o, in altre parole, se esistono delle leggi, andrebbero semplicemente rispettate. No, “è colpa degli altri”; no, “è colpa dei giudici”; no, ho diritto a questo e quello, sono pulito, faccio quello che voglio”. Perché è la testimonianza elementare della tua totale incompetenza e/o inadeguatezza al ruolo per cui ti sei candidato. Sei un incapace, quindi abbi la decenza di startene in silenzio.
È come se voi aveste una scadenza lavorativa fissata per un giorno, non la rispettate, ma tanto tutto si sistemerà perché cambiate le regole in fretta e furia. Tanto siete il capo e c’è qualcuno che ve lo permette. “Mi scusi professore, so bene che l’esame era ieri…ma facciamo finta che sia oggi”. “Nessun problema, sia dia anche il voto da solo, già che ci siamo”.
Per essere un po’ più populisti, provate a pagare le tasse in ritardo. Vediamo cosa accade. Certo, potete sempre dare la colpa al commercialista.
Insomma, voglio solo interrogare i fantagenitori di oggi o quelli in potenza: cosa insegnate – nel 2010 – ai vostri figli? Cosa insegneremo a chi verrà? Che eredità lascia questa Italia al nostro futuro?


