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	<title>Blog a Progetto &#187; precari</title>
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	<description>...It&#039;s Funny Because It&#039;s True.</description>
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		<title>La generazione boomerang</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sonounprecario</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Per certi versi parlare di &#8220;Generazione 1000 euro&#8221; ha fatto sì che i più dessero per scontato un paio di elementi che tali non sono, cioé il lavoro e lo stipendio. Gran parte dell&#8217;opinione pubblica si è infatti convinta e ci ha convinto che bene o male un lavoro si trovi e che uno stipendio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p6>
<p align="justify">Per certi versi parlare di &#8220;Generazione 1000 euro&#8221; ha fatto sì che i più dessero per scontato un paio di elementi che tali non sono, cioé il lavoro e lo stipendio. Gran parte dell&#8217;opinione pubblica si è infatti convinta e ci ha convinto che bene o male un lavoro si trovi e che uno stipendio medio si aggiri attorno ai famigerati 1.000€. Ovviamente non è così. Un giovane italiano oggi è costretto a cavarsela passando attraverso stage, contratti a progetto, contratti a tempo determinato e finita lì. Tutti a casa.<br />
L&#8217;azienda per cui si ha lavorato sarà più che soddisfatta, perché avrà raggiunto due scopi <em>(1- smazzare del lavoro palloso sfruttando qualcuno da non pagare o sottopagare e 2- ottenere detrazioni fiscali)</em>, tu forse mezzo <em>(3 righe in più sul curriculum, giusto quelle che mancavano per rendere l&#8217;impaginazione più uniforme ed accattivante)</em>.</p>
</p6>
<p align="justify"><strong>Non solo crisi economica.</strong> Se non ci fossero i genitori, cioé il vero ed unico ammortizzatore sociale italiano, noi simpatici giovanotti saremmo per strada. Sì perché i veri bersagli della crisi e di questa Italia sono i giovani, cioé i più socialmente ed economicamente deboli*.<br />
La logica purtroppo vuole che le aziende in difficoltà non si limitino a licenziare il peggiore, il meno valido o il meno produttivo. Piuttosto licenziano quello che costa meno, cioé l&#8217;ultimo arrivato. Indovinate chi è.<br />
Personalmente nutro sempre più speranze nell&#8217;Europa e nelle politiche imposte a livello comunitario, quelle che arriveranno cedendo sempre più parti di sovranità e a cui questo governo continuerà ad opporsi con sempre più veemenza. È pressoché inutile sperare che in questo paese possa cambiare qualcosa, che qualcuno si metta a fare politica e a riformare; con una popolazione come la nostra, così disinformata, totalmente disinsteressata ai significati di democrazia, società civile e a digiuno di civiltà, è praticamente impossibile costruirsi un futuro o più semplicemente una vita normale.</p>
<p align="justify"><strong>Il peggio è sempre made in Italy.</strong> Guardando fuori dall&#8217;Italia <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-90439cf4-8371-4e39-ad56-8f1b0d87e434.html" target="blank">la situazione non è di certo rosea</a>. La crisi c&#8217;è e si sente eccome, nonostante i proclami quotidiani del governo italiano. In Europa infatti il 20% dei giovani non ha un lavoro. Tradotto in cifre, significa che ben 5 milioni di giovani europei sotto i 24 anni non hanno un&#8217;occupazione, cioé un milione in più rispetto all&#8217;anno scorso. In Italia però la situazione è ancora più grave: 1 ventiquattrenne su 5 non studia e non lavora. Per capire la portata del problema, peggio di noi stanno soltanto i nostri coetanei rumeni e bulgari.<br />
La cosa triste è che anche chi riesce ad arrivare a 700€ o 1000€ al mese di stipendio e vive in una città come Milano dove mediamente un affitto costa 700€ al mese, non ce la fa. Ed eccola qui la generazione boomerang, cioé quella di coloro che si arrendono e tornano a casa dai genitori, il solo ed unico ammortizzatore sociale.</p>
<p align="justify"><b>Bamboccioni forever.</b> Perché si esce di casa sempre più tardi, quando va bene? Partiamo dal principio. Se negli anni 80 in Italia i trentenni che vivevano ancora coi genitori erano solo il 15%, oggi sono arrivati circa al 50%. E le famiglie non sono poi così contente di non svezzare mai i propri figli.<br />
Sfortunatamente non si esce di casa solo perché il costo della vita è troppo elevato o il mercato del lavoro è chiuso, ma anche perché si è fermato il cosiddetto <a href="http://www.corriere.it/economia/09_ottobre_07/ascensore_sociale_bloccato_focus_lorenzo_salvia_f1d53478-b30c-11de-b362-00144f02aabc.shtml" target="blank">ascensore sociale</a>. I sondaggi raccontano che ben il 50% dei cinquantenni di oggi ha migliorato la propria condizione economica ed il proprio status rispetto ai genitori, mentre solo il 6% dei giovani ritiene di poter migliorare la propria. Uno su cinque è invece sicuro che starà peggio <em>(e probabilmente non vota Berlusconi)</em>. Il brutto di questa crisi economica infatti è che milioni di giovani o di giovani coppie stanno perdendo la propria casa, e non potendola più pagare scappano dai genitori: <em>&#8220;andiamo ad abitare dai tuoi o dai miei, tesoro?&#8221;</em> La risposta è tragica, perché nel 99% dei casi si torna a casa da falliti o da sconfitti.</p>
<p align="justify"><b>Questa casa non è un albergo.</b> Se fino a poco tempo fa l&#8217;ostacolo principale per l&#8217;indipendenza era potersi permettere l&#8217;affitto o l&#8217;acquisto di una casa, oggi non sono più soltanto questi i due problemi principali. Perché trovare un lavoro pagato in modo decente risulta praticamente impossibile. Se in Svezia la maggior parte dei giovani sopra i 25 anni ha superato abbondantemente i 1000€ di stipendio al mese, in Italia è già tanto se un giovane ha un lavoro, ha finito di studiare o non guarda il grande fratello.<br />
Quindi quali sono i motivi che rendono così difficile comprare casa? Il costo della vita, il lavoro, ma anche la totale assenza di politiche giovanili o a favore degli strati sociali più svantaggiati. Per noi infatti <a href="http://www.tuttoilresto.net/politica/housing-sociale-in-europa.-una-casa-dignitosa-per-tutti.-forse.html" target="blank">&#8220;housing sociale&#8221;</a> significa far ascoltare musica house a più gente possibile, cosa che mi va anche bene, ma alla lunga non fa ridere. Il piano casa made in Italy altro non è che propaganda mediatica finalizzata a far intascare soldi ai soliti noti, cementificando indiscriminatamente. Ma soprattutto, che fine ha fatto? Non ci sono incentivi per uscire di casa, non esistono supporti concreti per le coppie giovani, se volete però c&#8217;è <a href="http://decoder.comunicazioni.it/" target="blank">il contributo per il decoder digitale terrestre</a>. Con più televisioni per ogni famiglia, il rimbecillimento sarà totale.<br />
Tornando a noi, le conseguenze non sono soltanto misurabili in bamboccioni o in maschi italiani mammoni, ma riguardano anche la bassissima natalità italiana. Cari destrorsi e cari fascistoni, voi che ripudiate i meticci e che spesso professate l&#8217;odio tra razze, come mai non parlate più di giustizia sociale? Vi siete mai chiesti i motivi per cui gli italiani non fanno più figli? E qualcuno si è mai chiesto perché a Milano di milanesi ce ne saranno si e no dieci? E perché <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Qh2sWSVRrmo" target="blank">nessuno pensa ai bambini</a> (cit.)?</p>
<p align="justify"><b>Cosa fare? Intanto non abbassare i pantaloni.</b> Mettiamo subito in chiaro una cosa: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Resistance_is_futile" target="blank">resistance is <em>not</em> futile</a>. Accanto ai doveri ci sono anche e soprattutto i propri diritti, che bisogna conoscere.<br />
Chi è arrivato fin qui a leggere saprà benissimo che un paese caratterizzato da un mercato del lavoro fondato sullo stage è al capolinea. Per un giovane infatti lo stipendio si chiama <em>&#8220;rimborso spese&#8221;</em>. Tanto per farvi capire il concetto, <strong>in Italia solo 1 stage su 10 si trasforma in lavoro vero e proprio</strong>. Peraltro a progetto. Ecco svelato come si diventa precari; da stagisti a tempo indeterminato si diventa lavoratori a progetto, cioé precari. Niente ferie, niente malattie, pochi diritti e testa bassa. Con le famiglie che si trasformano controvoglia in ammortizzatori sociali.</p>
<p align="justify"><b>Ragazzi, rifiutate gli stage non retribuiti.</b> Dite di no perfavore; ripetete con me, «NO». Fatelo per tutti i vostri coetanei, ma soprattutto per voi stessi. Usate la testa; non dovete avallare il signoraggio moderno legalizzato. In Italia non vengono inflitte sanzioni, la corruzione dilaga e i controlli esistono solo nella testa di Brunetta: perché le aziende possono servirsi di forza lavoro gratuita? Certo, se vi piace rimettere soldi allora benvenuti. Ma non lamentatevi se dopo il periodo del finto stage vi lasceranno a casa chiamando qualcun altro con le stesse modalità. E non vale nemmeno la regola del <em>&#8220;è il lavoro più bello del mondo, è proprio quello che vorrei fare&#8221;</em>. Perché se oggi non ti pagano, domani dovrebbero pagarti?<br />
La verità è che le aziende che offrono i cosiddetti stage non retribuiti, andrebbero segnalate <em>(secondo la &#8220;<a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/" target="blank">Repubblica degli Stagisti</a>&#8220;, solo una divisione provinciale su 10 svolge controlli effettivi sulle aziende)</em> e sanzionate. Capisco che molti abbiano paura, essendo costantemente immersi in uno status di debolezza economica e sociale, ma cari ragazzi miei&#8230;vi va così bene rimanere in un contesto di &#8220;formazione a vita&#8221;? Nella stragrande maggioranza dei casi, si è fin troppo formati per l&#8217;offerta italiana. Certo, è bello sentirsi dire che a 35 anni si è ancora tanto giovani, ma un paese che di fatto legalizza l&#8217;essere bamboccioni a carico della famiglia per cancellare il futuro di diverse generazioni non è morto. È semplicemente inutile.</p>
<p align="justify"><b>In ritardo e confusi.</b> Molti di noi <em>(io in primis)</em> avranno sentito l&#8217;impulso di andarsene all&#8217;estero. Perché in Italia le opportunità stanno a zero e non si ha niente da perdere. Abbiamo però un paio di svantaggi in più rispetto ai nostri pari età del vecchio continente. Uno è caratteriale, e riguarda la tendenza a non mollare il nulla cosmico in cui viviamo. Anche se a freddo ci si rende conto di non perdere effettivamente ed affettivamente nulla <em>(non so se vi siete accorti, ma negli ultimi due secoli i concetti di tempo e spazio si sono un attimino ridefiniti)</em>, preferiamo rimanere nel buco nero in cui viviamo, ed è un atteggiamento figlio della cultura cattolica che tutti abbiamo ricevuto. Che lo volessimo o meno.<br />
Poi c&#8217;è un aspetto negativo legato alla nostra formazione. Grazie alla riforma universitaria del 3+2, noi baldi giovinotti italiani siamo in generale ritardo rispetto ai coetanei europei; le nostre università sono spesso troppo dispersive, non aiutano a capire, a crearsi un percorso coerente con il mondo del lavoro. Si tratta di un andare alla deriva imbarazzante, dove solo chi ha coraggio, volontà e voglia di sperare ancora in qualcosa, arriva in fondo al percorso. Trovatemi però un giovane<em> (che non faccia medicina o giurisprudenza, anche se in acuni casi non vale nemmeno per queste facoltà)</em> laureato appena uscito dall&#8217;università che abbia le idee chiare su cosa farà da grande <em>(siamo anche poco adattabili, a quanto pare)</em>.</p>
<p align="justify"><b>Riformiamo sto &#8220;mercato del lavoro!&#8221;</b>. In Italia la metà di coloro che fanno l&#8217;architetto, il notaio o il farmacista, sono figli di architetti, notai e farmacisti. Nell&#8217;Italia di oggi, chi nasce ricco rimane ricco, chi nasce povero, difficilmente diventerà benestante. A meno di <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-10/berlusconi-precari/berlusconi-precari.html" target="blank">sposarsi con un ricco, come qualcuno consigliava</a>. C&#8217;è da dire che sicuramente farà il precario a meno di 1000€ al mese: finalmente una certezza.<br />
Tutto questo non è sicuramente normale, ma voglio confessarvi che in questa nazione il concetto di normalità è stato stravolto ormai da troppo tempo. Proprio perché il &#8220;non stupirsi più per nulla&#8221; è un luogo comune, non ci stupiamo più di niente. Per assurdo certe aziende potrebbero chiedervi dei soldi per fare uno stage o lavorare, ma trovereste senza dubbio qualcuno che parlerebbe di <em>&#8220;gavetta&#8221;</em> sana e giusta.<br />
Inoltre, se sentite parlare oggi qualsiasi politico, vi riferirà capziosamente che per aiutare i giovani &#8220;servono regole&#8221; e che bisogna &#8220;combattere la disoccupazione&#8221; <em>(per inciso, secondo alcuni esponenti del pdl, la precarietà &#8220;deve essere a tempo determinato&#8221;; stendiamo un velo pietoso)</em>. Tutto molto bello, ma cosa significa? Anche a me piacerebbe che ci fosse la pace nel mondo. Insomma, il &#8220;come&#8221; viene tenuto nascosto e dimenticato: servono regole?<em> Sì, ma quali?</em> Servono leggi? <em>Scriviamole e facciamole rispettare</em>. Vuoi combattere la disoccupazione? <em>Sì, ma come?</em><br />
<strong>Col Lodo Alfano</strong>.</p>
<p align="justify"><b>&#8220;O famo strano&#8221;.</b> Lo sanno tutti che servirebbero interventi forti, pesanti come dei moloch. Politici, sociali ed economici. Magari di sinistra, se la sinistra non fosse impegnata a decidere quale sia la sinistra. Perché dico questo? Perché le questioni non sono solo il lavoro e lo stipendio oggi, ma anche la pensione domani. In altre parole noi giovani, sempre relegati ai margini, mai valorizzati e volutamente assegnati ad incarichi che presuppongano poca responsabilità, non avremo una pensione. Ebbene sì, non avremo una pensione, ma con quei due soldi che guadagnamo paghiamo le tasse e le pensioni degli anziani di oggi. E dei nostri genitori tra qualche anno. Lo so, siete cocciuti e vi serve un esempio; la nostra posizione previdenziale è paragonabile al cervello di Gasparri: non esiste, così come il vuoto pneumatico.<br />
Non fatevi fregare da chi usa parole come <em>flessibilità</em>, paragonandola ad un valore. C&#8217;è gente in questo governo <em>(ma non solo purtroppo)</em> che oltre alla canonica propaganda per sottosviluppati di regime, vende questi concetti come fondamentali per rilanciare imprese e mercato del lavoro. Oh sì, sicuro: peccato che in Italia flessibilità voglia dire precarietà a vita, che di fatto è una non-vita. Non è possibile vivere o essere liberi senza poter progettare la propria esistenza dall&#8217;oggi al domani.</p>
<p align="justify"><b>Welfare e ammortizzatori sociali, no grazie.</b> A differenza degli altri cittadini europei, non possiamo usufruire di alcun aiuto di Stato, ammortizzatore sociale o servizio derivato dal cosiddetto welfare state. I telegiornali di regime del belpaese, dove non esiste più libertà di informazione, parlano di aria fritta, botte e risposte tra politici dettate dall&#8217;alto, come si veste Michelle Obama, dei comunisti che mangiano i bambini e degli extracomunitari che sono cattivi, puzzano e stuprano le nostre donne. Propaganda insomma, quella che negli anni 20 andava di moda in Germania. Delle centinaia di aziende che chiudono, delle migliaia che ricorrono alla cassa integrazione, dei milioni di lavoratori senza lavoro, dei milioni di precari, dei giovani e della totale assenza di misure contro la crisi per rilanciare il mercato del lavoro, fare uscire di casa i giovani, eccetera eccetera, sembra non interessare a nessuno.</p>
<p align="justify">Ma niente paura: noi siamo la generazione boomerang, quella nostalgica che prima o poi ritorna. E se non ritorniamo, per forza di cose qualcosa ci raggiunge, ma sempre <em>nel posto sbagliato</em>.<br />
Fortuna che ora per noi precari arriverà in soccorso il ddl sul processo breve. Non vedo l&#8217;ora di prescrivermi per legge.</p>
<p align="justify"><em>[<strong>*</strong> in merito consiglio la lettura di <a href="http://www.generazioneblog.it/l-italia-spiegata-a-mio-nonno/" target="blank">questo libro scritto dall'amico di blog Federico Mello</a>]</em></p>
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		<title>Un imprenditore operaio</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 10:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sonounprecario</dc:creator>
				<category><![CDATA[precari]]></category>

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		<description><![CDATA[Ezio Rossi ha vissuto un mese come i suoi dipendenti, un mese da operaio, prendendo uno stipendio da operaio e facendo spese da operaio. Voleva provare, l&#8217;ha fatto anche per le sue figlie, perché così capiscono cosa vuol dire &#8220;provare delle privazioni&#8221;. Il 20 aveva già finito i soldi, sto bamboccione. Con 1000 euro, quota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/industriale-operaio/industriale-operaio/industriale-operaio.html" target="_blank">Ezio Rossi ha vissuto un mese come i suoi dipendenti, un mese da operaio</a>, prendendo uno stipendio da operaio e facendo spese da operaio. Voleva provare, l&#8217;ha fatto anche per le sue figlie, perché così capiscono cosa vuol dire <em>&#8220;provare delle privazioni&#8221;</em>.<br />
<strong>Il 20 aveva già finito i soldi</strong>, sto bamboccione. Con 1000 euro, quota già non così bassa considerando che tantissima gente ne prende 800.<br />
Per la cronaca, dopo questa esperienza, l&#8217;industriale ha deciso di aumentare di 200 euro netti la paga di tutti i suoi operai. Ed ora avrà anche un po&#8217; di <font color="#99cc00">meritata pubblicità</font>.</p>
<p align="justify">Mettiamo subito in chiaro una cosa:</p>
<blockquote>
<p align="justify"><em><strong>D.</strong> Signor Rossi, per caso non sarà comunista?<br />
<strong>R.</strong> &#8220;No. Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli che votavo non sanno fare nemmeno l&#8217;opposizione&#8221;.</em></p></blockquote>
<p align="justify">Già uno di destra che riesce a dire una cosa così evidente non può che essere intelligente. Tanto di cappello. E cavolo, trovare il coraggio di fare un&#8217;esperienza del genere non è da tutti.</p>
<blockquote>
<p align="justify"><em><strong>D.</strong> Come si è svolto l&#8217;esperimento?<br />
<strong>R.</strong> &#8220;E&#8217; stato semplice. Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l&#8217;assicurazione auto, le bollette&#8230; Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione&#8221;.</em></p></blockquote>
<p align="justify">Ma questa è anche una mossa-egoista, così come l&#8217;ha definita lui; un imprenditore serio infatti si rende conto che per guadagnare di più e produrre meglio, è necessario che anche i suoi lavoratori stiano bene e non vivano nel terrore del domani. Secondo voi infatti, <em>«come lavora una madre di famiglia che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà la testa, durante il lavoro? Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. E&#8217; giusto che siano ricompensate»</em>.</p>
<p align="justify">Peccato che <strong>è solo uno</strong> e peccato che <em>il governo tasserebbe subito</em> l&#8217;aumento salariale. L&#8217;intelligenza dall&#8217;Italia è ormai bandita da tempo.</p>
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